Tecnologie dell’informazione e della comunicazione

Le Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, acronimo TIC , sono l’insieme dei metodi e delle tecnologie che realizzano i sistemi di trasmissione, ricezione ed elaborazione di informazioni (tecnologie digitali comprese). L’uso della tecnologia nella gestione e nel trattamento delle informazioni assume crescente importanza strategica per le organizzazioni. Le istituzioni educative in particolare prevedono, attraverso il proprio progetto educativo, appositi percorsi di formazione ed utilizzo trasversale delle TIC per le diverse discipline. Oggi l’informatica (apparecchi digitali e programmi software) e le telecomunicazioni (le reti telematiche) sono i due pilastri su cui si regge la “società della comunicazione”.

L’espressione indica l’uso della tecnologia nella gestione e nel trattamento dell’informazione, specie nelle grandi organizzazioni. In particolare riguarda l’uso di apparecchi digitali e di programmi software che consentono all’utente di creare, memorizzare, scambiare e utilizzare informazioni (o “dati”) nei più disparati formati: dati numerici, testuali, comunicazioni vocali e molto altro.

La trasmissione di informazioni tra calcolatori connessi in rete fra loro, avviata a partire dagli anni ’60, costituisce un aspetto di un fenomeno più generale, di grande portata pratica e concettuale: la progressiva convergenza e integrazione di informatica e telecomunicazioni.

Questi due settori si erano sviluppati per lungo tempo indipendentemente l’uno dall’altro, poiché le telecomunicazioni procedevano prevalentemente utilizzando tecnologie analogiche. A partire dagli anni ’70, sempre più le tecnologie proprie dell’informatica vengono mutuate dalle telecomunicazioni; a partire dalla metà degli anni ’80, anche grazie alla diffusione dei personal computer, inizia una rivoluzione di portata epocale e più precisamente la rivoluzione digitale applicata al campo audio-visivo.

La successiva diffusione della telefonia cellulare, contemporanea alla progressiva digitalizzazione delle reti telefoniche pubbliche e di tutti i media di comunicazione (voce, video, immagini, documenti) ha portato all’interoperabilità, integrazione e globalizzazione di tutte le reti.

La globalizzazione del mercato, la mobilità, la multimedialità e l’affermarsi di nuovi modelli di business, rendono impossibile stabilire rigidi confini tra reti private e reti pubbliche, reti cablate e reti senza fili, reti voce e reti dati, reti aziendali e reti domestiche, reti dedicate al lavoro e reti dedicate allo svago e all’informazione/formazione.

La tecnologia dell’informazione comprende le reti di telecomunicazioni, l’architettura aperta e la multimedialità.

Le reti

Il concetto di rete di telecomunicazioni rimanda alle cosiddette “autostrade dell’informazione”: l’autostrada informatica o rete di trasporto è una rete via cavo e in fibre ottiche che, nei prossimi anni, deve combinare insieme i vantaggi ovvero i servizi offerti dalla televisione, dal calcolatore e dal telefono.

Le telecomunicazioni finora si sono sviluppate in Europa secondo il principio del monopolio: il telefono, che è stato storicamente il primo strumento di comunicazione di massa, utilizza reti di fili la cui installazione implica notevoli lavori meccanici, mentre la televisione, utilizza le onde hertziane che costituiscono una risorsa radio limitata. Si arriverà ad un ribaltamento di questa situazione: il telefono di domani sarà senza filo mentre le reti multimediali interattive saranno su cavo.

L’architettura aperta

Siamo in presenza di un’architettura client-server quando si forniscono server, cioè magazzini di indici e dati, in grado di rispondere alle richieste di vari client o browser del web siamo in una dimensione informatica.
Si abbandonano i grandi calcolatori e si utilizzano i sistemi UNIX, calcolatori mini con sistema operativo standard. L’architettura aperta permette di superare alcuni limiti delle banche dati tradizionali promuovendo una ricerca unica e facilitata. L’impiego dell’architettura client-server nelle biblioteche e nei centri di documentazione porta tre conseguenze:

  1. Dovranno essere realizzati dei server che memorizzino su supporto elettronico la letteratura e la documentazione corrente e retrospettiva
  2. Sistemi di gestione distribuiti e aperti potranno essere interconnessi e interoperare.
  3. L’arricchimento dei server e la personalizzazione dei client diventa una funzione che si aggiunge a quelle del bibliotecario.

La multimedialità

La multimedialità corrisponde all’estensione della trasmissione telematica ai tre modi fondamentali di espressione e comunicazione della conoscenza: testo, suono e immagine.

L’impatto delle nuove tecnologie nell’organizzazione sociale ha dato luogo alla Società dell’Informazione.
Già nel settembre del 2003 il Governo americano annunciava lo sviluppo della National Information Infrastructure (NII), destinata a costituire l’autostrada elettronica per la diffusione dell’informazione che si basa su una rete ultraveloce ad elevata portata.

In Europa, invece, nel dicembre 1993 il Presidente della Commissione Europea, Jacques Delors, ha presentato il Libro Bianco, in cui viene sviluppato il concetto di comunicazione dell’informazione nell’Unione Europea. A differenza di quanto avviene oltreoceano, la costruzione delle autostrade telematiche in Europa non costituisce l’obiettivo principale. Lo sviluppo di un sistema avanzato di infrastrutture, che comprende anche gli strumenti di comunicazione multimediali, viene considerato funzionale alla nascita della nuova società dell’informazione.

In Italia il rinnovamento della rete telefonica richiede l’introduzione delle tecnologie digitali, proprie dell’informatica, sia nelle centrali telefoniche sia nei sistemi di trasmissione che le collegano. Il processo di trasformazione della rete italiana è molto lenta e la questione dei finanziamenti è oggetto di acceso dibattito all’interno dell’Unione Europea. In ogni caso tutti concordano su un nuovo equilibrio tra settore pubblico e settore privato.

È importante chiarire i fattori in gioco perché gli investimenti necessari sono colossali e non è certo che il finanziamento pubblico potrà assumere tale onere. Si tratta di sapere se l’Europa deve, come negli Stati Uniti, incoraggiare il settore privato ad investire massicciamente nelle nuove infrastrutture di autostrade elettroniche oppure far evolvere semplicemente le infrastrutture esistenti.

Rispetto a queste due concezioni opposte il Libro Bianco suggerisce un approccio di mediazione e pone l’accento sul progresso economico e sociale che l’attuazione delle autostrade elettroniche può apportare alla Comunità: infatti, nel libro, viene ribadita la necessità di una comunicazione migliore tra stato e cittadino  e di una formazione continua.

 

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