La Tecnologia tra aspetti negativi, positivi e scuola.

di canny (Medie Superiori ) scritto il 24.11.10

 

Si parla tanto di una generazione hi-tech, con la testa occupata solo da computer, cellulari e facebook, ed effettivamente i dati sono preoccupanti. Durante la scuola materna, i bambini vedono in media quasi 2h di televisione il giorno. Alle elementari queste passano a 2h e 30min, il 30% inizia ad avere un cellulare, il 40% naviga su Internet e il 16% si è già iscritto a un social network. Insomma, un paese di geni informatici? No! Secondo una ricerca fatta da Mtv Networks, Nickelodeon, Microsoft e Viacom su 18.000 ragazzi tra gli 8 e i 24 anni, è venuto fuori che pochissimi intendono la tecnologia come concetto e soltanto il 16% usa termini come “social networking”, che pure non sono certo specialistici. La gran parte dei ragazzi utilizza la tecnologia soprattutto come mezzo per socializzare, perciò, il rapporto tra giovani e tecnologia non è tanto influenzato dalle caratteristiche proprie del prodotto, quanto piuttosto legato a fattori culturali e sociali; quello che è definito “approccio leggero”. Probabilmente molti non sono d’accordo ma penso che quest’approccio alla tecnologia non sia del tutto sbagliato. A che cosa serve la tecnologia della comunicazione se non a comunicare, a socializzare e ad entrare in contatto con persone in ogni parte del mondo, allargando l’apertura mentale di ognuno? Certo, rimangono sempre degli aspetti estremizzati. Ad esempio negli Stati Uniti e in Gran Bretagna il 30% degli intervistati dichiara di non poter assolutamente fare a meno dei videogiochi, e in India, ma sicuramente anche in Italia, i ragazzi vedono nel telefono cellulare un vero e proprio status symbol. In ogni caso, non sarebbe giusto individuare queste conseguenze come gli effetti sui giovani dell’evoluzione tecnologica, che presenta non pochi rischi, ma fino ag adesso ha avuto più impieghi positivi che negativi. Viene anche da pensare perché, quando si trova un ragazzo che gioca con il cellulare in classe, ci si limita semplicemente a rimproverarlo, invece di discutere su come tenerlo attento. Il fatto è che una parte delle materie scolastiche è insegnata come sessanta anni fa, ignorando le possibilità dei nativi informatici. Secondo i documenti forniti da “Wired Italia”, 80 licei su 100 in Italia insegnano informatica, ma non se ne vedono i risultati, visto che solo 7 studenti su 100 arrivano ad ottenere la patente europea d’informatica e per ogni 100 studenti ci sono appena 8 computer, contro la media europea di 12.5. ma quanto occorre per rifornire ogni bambino delle elementari di un portatile? 400 milioni che, sempre secondo “Wired Italia”, sono il 5% delle spese per le auto blu; gulp!

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